16 Marzo 2019 Questa testata aderisce all'anso  
IL RAZZISMO DEGLI ANTIRAZZISTI




Venne la Nuova Zelanda e così i buonisti e i democratici si ritrovarono nel loro ambiente!

Questi blaterano ogni giorno di più di razzismo senza che nessuno si sia preso la briga di definirlo e tantomeno di studiarlo. Di che parliamo? Se per razzismo dobbiamo frettolosamente intendere il disprezzo delle altre razze, considerate inferiori, non possiamo non concludere che se un razzismo c’è, è quello degli antirazzisti.

L’eccidio in moschea in Nuova Zelanda sta scatenando un allarme antirazzista e antiterrorista. Nulla da eccepire se le decine e decine di attentati, le centinaia di esecuzioni sommarie, il tutto in nome di una presunta Jihad, non fossero regolarmente minimizzati. Paradigmatica la formula francese “pas d’amalgame !” (non assimiliamo...) che intende assolvere le comunità islamiche da ogni delitto. Migliaia di assassinati, di sgozzati, di massacrati, di donne violentate, non producono alcun allarme sociale e culturale. Per una volta che accade l’opposto in un angolo remoto del mondo, ecco che tutti si preoccupano e guardano a un episodio singolo, continuando a ignorare gli altri.

In questo vi è una ragione profonda e non è solo quella del paraocchi ideologico e della mentalità masochistica di cui si è alimentata la borghesia post-sessantottina, né è esclusivamente una scusa per organizzare una controffensiva nei confronti del populismo che l’ha messa in crisi. No, è puro razzismo!

Questa gente considera le genti del terzo mondo in generale, e gli africani in particolare, come delle bestie. È per questo che li vuole premiare con lo Ius Soli, ovvero emanciparli un po’, provando ad assimilarli magnanimamente alla condizione umana. La cittadinanza dei genitori? Inferiore ovviamente, Watson!

Non si allarma per gli eccidi islamici nei paradisi fallimentari di Soros perché in fondo considera gli immigrati come cani: qualcuno come cagnolino da grembo, altri come cani feroci, incapaci di darsi una disciplina. Di qui le sentenze – anche giuridiche! - di assoluzione per gli stupri, in quanto i delinquenti non si renderebbero conto che sono un male.

Gli antrazzisti blaterano di razzismo perché sono razzisti e classisti della peggior specie. Non è un inedito. Si pensi alla Seconda Guerra Mondiale e al modo diametralmente opposto in cui gli italiani fascisti - e dotati di leggi razziali - trattavano somali, libici ed eritrei, in ottica partecipativa e cameratesca, mentre i democratici inglesi disprezzavano ostentatamente i loro alleati di colore. O alla cittadinanza concessa ai libici contestualmente al varo delle leggi razziali.

Di più: si pensi alle testimonianze degli atleti americani di colore alle Olimpiadi di Berlino del 1936, tutti entusiasti del rispetto di cui avevano goduto durante l’intero soggiorno e a quello che raccontò Jesse Owens, divenuto con l’inganno e contro la sua volontà il testimonial del revanscismo antinazista: “A Berlino è il solo posto dove mi abbiano fatto sentire un uomo, in Usa sono sempre stato soltanto un negro”.

“Tutto quel che sai è falso” era lo slogan di una casa editrice alternativa. Non aveva torto. I razzisti? Sono soprattutto gli antirazzisti. Gli altri rispettano i popoli, le culture e le razze in quanto li riconoscono. È così semplice! Ovviamente il suprematismo Wasp è un’altra cosa, perché è intriso dello spirito veterotestamentario e del darwinismo liberista.

L’altra faccia della luna della democrazia. E difatti la “faccia migliore” è, sia pur inconsciamente, convinta di quest’affinità. Così si spiega il perché s’inorridisca e inveisca contro gli stragisti neozelandesi: li riconosce come appartenenti alla società degli uomini, non a quella delle specie protette dal Wwf, i cui delitti vanno esorcizzati.

Antirazzismo? In fondo la loro è soltanto una forma di animalismo di classe.

Gabriele Adinolfi (noreporter.org)


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