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Giulio Galgani, L'ho fatto per amore, 2002 Mercoledì 5 Maggio 2004  18:53
GIULIO GALGANI, PER LASCIARE UN SEGNO
GIULIO GALGANI, PER LASCIARE UN SEGNO


«guardando le opere di questo appartato esponente, ascoltiamo riecheggiare un tono che attraversa longitudini e latitudini planetari, in quell’immenso percorso necessario per separare l’eccellenza dalle scorie».
Giovanni Faccenda

AREZZO - Le opere di Giulio Galgani sono esposte ad Arezzo al Palazzo Comunale fino al 17 maggio in una mostra dal titolo «Terra, forma, colore itinerari dell’appartenenza».

L’artista genovese, ma toscano di adozione oltre che di madre, continua su quel percorso dinamico che nonostante abbia raggiunto una sua stabilità di linguaggio è in piena evoluzione nella sua ricerca. La produzione di Galgani nasce dalla sua terra, dalla Val di Chiana, ma più profondamente dalle origini etrusche.
È un artista poliedrico, manifesta le sue emozioni, con pittura, scultura e istallazioni. Un cammino, il suo,influenzato per sua stessa ammissione, dalla conoscenza e frequentazione di Toxic, graffitista americano.
Questo contatto lo ha portato ad avvicinarsi a una figurazione più ermetica ed al raggiungimento di una libertà espressiva che trova collocazione in un linguaggio definitivo e personale.

Galgani lascia il segno, ed è consapevole di questo, oggetti legati alle tradizioni della terra sono manipolati da lui proprio come se volesse lasciare a chi lo guarda il ricordo di un passato segnato nel presente per andare nel futuro.

Mercoledì 5 Maggio 2004  18:53


Nella foto: Giulio Galgani, L'ho fatto per amore, 2002

 ALLEGATI

Giulio Galgani, L'urlo di Vanessa, 2001

Giulio Galgani, Acrobati degli opposti, 2004

Giulio Galgani, Non c'è rigore, 2004

Giulio Galgani, acquasantiera, 2003

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