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Venerdì 20 Marzo 2020  23:55
PANDEMIA E CAPITALISMO TERMINALE. LA TRAPPOLA DEL MES
PANDEMIA E CAPITALISMO TERMINALE. LA TRAPPOLA DEL MES


Maurizio Blondet 20 Marzo 2020.

Abbiamo visto le autorità americane intervenire con 1500 miliardi, pronte a darne 2 mila, anzi 3 mila; e persino la tirchia BCE promettere 750, anzi tutto quel che occorre..

Che sia troppo tardi? Il dubbio viene perché nonostante le titaniche informate di denaro, abbiamo visto i “mercati” finanziari cadere e cadere: cioè bruciare e dissipare quel denaro.

Il denaro delle banche centrali non basta mai. Perché? Perché il capitalismo terminale è un sistema di “piramidi di debiti l’una sull’altra”: da troppi anni titoli di debito ad interesse vengono scambiati e dati in garanzia, come fossero moneta solida. La folle produzione di debiti, che dura da trent’anni, si valuta oggi a 260 mila miliardi di dollari a livello mondiale; addossati ad attivi mondiali valutati a 350 mila miliardi, dunque estraeva gli interessi su un valore positivo di 100 miliardi di dollari.

Ma questo, prima della pandemia.

Oggi, col collasso dell’economia, gli attivi (su cui l’usura trae gli interessi) non ci sono più. Il mondo asservito all’usura è insolvente, e tutto il trucco starà nel nasconderlo.

Di fronte a queste cifre 260 mila miliardi, le apparentemente gigantesche iniettate da Fed e Bce, 1500, 750, sono piccole. Non bastano.

Per questo i mercati si bloccano nonostante le iniezioni,e la Fed deve intervenire a dare altre centinaia di miliardi nel “repo” che sé grippato per mancanza di liquidità per il semplice motivo che le banche non si fidano più a prestarsi denaro a vicenda, e per quanto ne ricevano se lo tengono, e quindi paralizzano questo mercato a breve.

E più nel profondo dello schema Ponzi globale, nascono bisogni di liquidità per pagare interessi in settori oscuri, incontrollabili, di cui le banche centrali sono ignare. Una selva primigenia di debiti che non sono mai rimborsati alla scadenza, bastando “rifinanziarli” ad infinito, essenzialmente contraendo un nuovo debito per ripagare il primo che viene a scadenza.

Perciò abbiamo visto nei giorni scorsi, con l’apice giovedì 12 (“Giorno d’inferno” per Bloomberg), il collasso generale dei valori, la fuga degli “investitori” (tutti a loro volta indebitati) davanti agli attivi finanziari e alle quasi-monete ed aver bisogno della “moneta di base” fornita dalle banche centrali, e per il momento ne sono soddisfatti.

Ma ciò avvicina il momento, paventa Bruno Bertez, in cui pubblico e investitori scoprono che

Il credito “non” è moneta

Una scoperta da scongiurare in assoluto, perché nel mondo d’oggi nulla è moneta. Non lo sono i soldi che l’ingenuo tiene sotto il materasso. Non lo è il deposito sul conto corrente. Paradossalmente, la cosa che più somiglia alla moneta, sono i Buoni del Tesoro, i debiti sovrani dei vari Stati.

Ossia sempre debiti che rendono interessi. Ma la firma che c’è apposta sopra è migliore di quella della banca, e soprattutto sono molto liquidi: il che significa che se li vuoi vendere, trovi sempre un compratore.

Per questo motivo i titoli più desiderati sono i Treasures americani, ossia del paese che mantiene un enorme deficit verso l’estero, e li paga stampando altri Treasures. Per questo vediamo i titoli pubblici avere tassi negativi: i “mercati” se li contendono, anche perdendoci, perché ne hanno bisogno. Per pagare gli interessi sui loro debiti.-

Per questo le crisi di panico vengono risolte dalle banche centrali e gli Stati con grandi emissioni di “moneta” che sono debiti sovrani: perché (come monete) possono essere conservati e accumulati. In più – in quanto le “cose” più simili alla moneta – sono desiderati tanto, che gli Stati possono stamparne facendo grossi deficit, con cui aumentare la spesa; possono creare “moneta” se le banche e i mercati ne mancano.

Ma – dice Bruno Bertez- se la crisi di liquidità dura e se resiste alle misure della Fed, nei mercati finanziari rischia di imporsi una conclusione: una crisi di liquidità è quando “mancano i soldi”, e se “i soldi” continuano a mancare nonostante la “base-money” che la banca centrale continua a riversare, vuol dire che quelli non sono veramente “i soldi”, non sono moneta. Sono digit, ma non producono la funzione della moneta. Sono dei placebo la cui efficacia è magica, perché siccome ci si crede, innescano la speculazione e gli “animal spirits”.

Ma giovedì, il collasso che la Fed non è riuscita a frenare , può indicare che la percezione dell’illusione sta per rompersi. “E se i mercati chiamassero il bluff della Fed, e le dicessero: Ma i soldi, ce li hai? Facceli vedere! Powell (il capo della Fed) non può, perché quello che dà, non produce gli effetti dei soldi.

Dà un equivalente della moneta, una simil-moneta o quasi-moneta – che fino a ieri tutti consideravano buona quanto la moneta sonante. Qui siamo al cuore del sistema: la credenza fondamentale che i titoli di debito pubblico, poi le obbligazioni (debiti) delle imprese, poi le azioni e tutti tutte le creazioni della ingegneria finanziaria, sono buoni come “i soldi” , e che li si può cambiare contro monete quando si vuole senza perdite.

Ma la realtà è che la finanza mondiale ossia su una cosa identica alla Compagnia dell’Occidente di cui John Law vendeva i titoli, raccogliendo soldi veri. Oggi, la Compagnia di John Law è “ l’insieme del mercato delle borse globali e l’economia mondiale” . Grande quanto il mondo finanziario.

Alla base della illusione, c’è la credenza della speculazione (“assurda, idiota, criminale”) che gli attivi finanziari costituiscano una catena di equivalenze: ancorata ai titoli di Stato. Ossia che tutte le obbligazioni, i fidi e prestiti bancari, azioni, i derivati, le valute siano uguali ai Buoni del Tesoro, più un premio di rischio. Che siano tutti egualmente monetizzabili. Una teoria radicalmente falsa, una falsa sapienza.

Giovedì il re è stato vicino a farsi vedere nudo.

“L’ipotesi che sollevo è da far rizzare i capelli in testa, perché se l’azione della Fed è inadeguata, se l’effetto placebo è scomparso, non più questione di aumentare le dosi, le cifre e i volumi, non serve a niente! Bisogna trovare in velocità un’altra soluzione un’altra soluzione, bisogna inventare: cosa difficile quando dominano le teorie false”

Per adesso è stata scongiurata la “bolla-madre”m quella dei titoli di Stato. Ma essa scoppierà in ragione dei bisogni di finanziamento dei deficit colossali che stanno per essere creati. Si emetterà, si emetterà, si emetterà.. fino a…

Fino alla distruzione, la vaporizzazione,della moneta fiat, che si autodistrugge in un gigantesco movimento di perdita della fiducia, volatilizzando la moneta e tutti i suoi avatar: azioni, obbligazioni, credito, le quasi monete

Bertez difende l’idea di una moratoria del debito. Ma ritiene che “loro”, le autorità come “i mercati” abbiano perso il controllo.

“Apprendisti stregoni che giocano col fuoco. Intossicati dal group-think, il pensiero di gruppo, il pensiero unico monetario. Non conoscono il mondo, non conoscono che lo stretto campo della loro sedicente eccellenza. Non leggono, non dibattono; essi fanno, sono l’autorità.

Un ritratto ben noto delle oligarchie incompetenti.

Agli ordini di quegli apprendisti stregoni che hanno perso il controllo, il duo Conti-Gualtieri continua – probabilmente obbedendo ad ordini scaduti -a voler chiedere l’aiuto del Fondo Salva Stati (MES), insufficiente condizionante, una gabbia.

Per fortuna, persino i 5 Stelle si oppongono: dunque il duo non ha maggioranza . Vedremo domani

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