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Lunedì 18 Settembre 2017  07:38
PREMIO SAVERIO TUTINO
PREMIO SAVERIO TUTINO


ANTONIO COCCO È IL VINCITORE DEL XXXIII PREMIO PIEVE SAVERIO TUTINO
L’incredibile storia del giovane legionario pentito

L’incredibile testimonianza di Antonio Cocco, studente italiano arruolato nella Legione straniera francese e morto nel 1954 in combattimento a Dien Bien Puh, in Vietnam, nel corso della guerra d’Indocina, vince la 33° edizione del Premio Pieve Saverio Tutino, il concorso per scritture autobiografiche inedite organizzato dall’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano.

La decisione della giuria del Premio, annunciata nel corso della tradizionale manifestazione “Memorie in piazza” che si è svolta domenica pomeriggio nelle piazze affollate del borgo toscano, è stata dettata dalla singolarità di una traiettoria di vita narrata attraverso le lettere scambiate tra Cocco e i familiari.

La motivazione della giuria nazionale del Premio Pieve

La Giuria assegna la trentatreesima edizione del Premio Pieve Saverio Tutino a "Ridotta Isabelle", l’epistolario di Antonio Cocco. A 18 anni, dopo un litigio con un professore, Antonio scappa di casa ed espatria illegalmente in Francia. Assetato di libertà e di avventure, si arruola nella Legione Straniera. Non immagina neanche lontanamente che la sua scelta sarà irreversibile. Gli restano poco più di due anni di vita. Le lettere che invia al padre, alla madre, ai suoi numerosi fratelli, prima dal deserto dell’Algeria poi dagli avamposti del Vietnam, raccontano con freschezza, innocenza e ferocia il durissimo addestramento e la realtà della guerra sulle montagne e nella foresta tropicale. Disegnano così la storia di una imprevedibile maturazione che fa del giamburrasca ragazzino un uomo e un soldato.

Scritte tra una marcia e un massacro, in un italiano ribelle sempre più contaminato dalle lingue parlate nel plotone, colpiscono per la novità dell’ambientazione nel mondo a parte della Legione Straniera, per l’ambiguità del narratore (tanto affascinato dal coraggio dei nemici quanto incapace di riconoscere in loro altro che dei “selvaggi”; tanto cameratesco con il padre quanto reticente con la madre), per lo stupore delle descrizioni della natura che lo circonda, ma soprattutto per le verità disadorne del suo racconto dall’interno di una guerra molto seguita dalla stampa e dalla cinematografia, ma pressoché inedita nella scrittura italiana.

Lunedì 18 Settembre 2017  07:38


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