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Domenica 22 Aprile 2012  22:25
VERTENZA CHAMPION DI SCANDICCI, L'AZIENDA CHIUDE A ISTITUZIONI E SINDACATI
VERTENZA CHAMPION DI SCANDICCI, L'AZIENDA CHIUDE A ISTITUZIONI E SINDACATI


La crisi economica colpisce duramente le aziende toscane che sempre più spesso chiudono o si trasferiscono , emblematico il caso della sede fiorentina della Champion, noto marchio di abbigliamento sportivo.

SCANDICCI (FIRENZE) - Da 20 anni la Champion, azienda famosa per i propri capi di abbigliamento sportivo, ha una sede a Scandicci dove ospita la "testa pensante", cioè i reparti Design e Sviluppo, mentre a Carpi (MO) ha la propria base logistica. Questo fino a quando la proprietà ha deciso di chiudere questa sede trasferendo gli uffici presso la sede di Carpi, il tutto senza comunicare ai 50 lavoratori e alle parti sociali la volontà di riorganizzarsi e senza nessuna contrattazione o volontà di attivare quegli ammortizzatori sociali che in qualche modo possano tutelare i lavoratori con strumenti come la cassa integrazione o la mobilità.

Nel mese di novembre 2011 sono state inviate le prime raccomandate che comunicavano, senza alcun preavviso o colloquio di chiarimento, il trasferimento di un intero reparto (logistica, amministrazione e sistemi informatici) presso la sede modenese. Ai primi di febbraio con le stesse modalità hanno ricevuto la missiva un'altro nutrito numero di lavoratori, questa volta Tecnici dei tessuti. I restanti lavoratori, allarmati dagli sviluppi che stava prendendo la vicenda, hanno messo alle corde l'azienda e questa, il 9 marzo, ha dichiarato le proprie reali intenzioni di chiudere l’intera sede di Scandicci, indicando come termine la fine di agosto (poi anticipato al 2 luglio) e inviando una lettera di trasferimento a tutti.

Alle richieste di chiarimento, il management della azienda ha dichiarato che Champion è un'azienda solida, che il lavoro c'è, e di presentarsi tranquillamente presso la nuova sede. In questo modo, cioè non licenziando e costringendo alle dimissioni i lavoratori di Scandicci, l'azienda avrebbe avuto le mani libere per riassumere lavoratori nella nuova sede, senza costrizioni o impedimenti di sorta. E infatti già quasi tutte (10 su 12) le giovani donne coinvolte in questa spiacevole vicenda, si sono trovate costrette ad abbandonare senza neanche poter ricevere un minimo sussidio di disoccupazione o l'inserimento in mobilità!

Da quel momento l'azienda ha rifiutato qualunque contatto con sindacati e istituzioni, così come ha rifiutato di ascoltare le  proposte di quest'ultime in merito agli  interventi a sostegno dei lavoratori impossibilitati a trasferirsi I lavoratori in questo modo, non essendo dichiarato lo stato di crisi, non hanno alcun diritto di vedersi riconoscere Mobilità, cassa integrazione o altro e sono costretti, semplicemente e drammaticamente, a rassegnare le proprie dimissioni. La lettera di trasferimento è stata inviata anche ai tre iscritti alle categorie protette e alle tre donne che attualmente sono a casa in congedo per maternità. Queste lo hanno saputo per via informale dalle telefonate delle colleghe.

Sia pure in un periodo di grave crisi dove pure sono molte le aziende costrette a chiudere i battenti o a trasferirsi, la vicenda Champion non ha molti precedenti in fatto di relazioni sindacali. Mai prima d'ora però si era vista una chiusura così totale a sedersi al tavolo delle trattative, da parte delle isituzioni l'Assessore provinciale al lavoro Elisa Simoni, e il Sindaco di Scandicci Simone Gheri hanno espresso tutto il loro sconcerto per il comportamento dell'azienda.

"Abbiamo preso atto delle ragioni dell'azienda rispetto alla decisione di trasferire l'unità produttiva di Scandicci a Carpi – dicono Simoni e Gheri – L'incontro che volevamo svolgere non aveva infatti l’obiettivo di affrontare questo argomento, ma di capire piuttosto come fare a tutelare i lavoratori. Abbiamo fatto alcune verifiche con la Regione Toscana e individuato alcuni percorsi possibili che volevamo proporre all'azienda la quale, peraltro, non avrebbe avuto alcun aggravio. Ma la risposta alla nostra richiesta di tentare insieme di alleviare i costi sociali di questa operazione è stata totalmente negativa".

Domenica 22 Aprile 2012  22:25


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