Domenica 8 Aprile 2012 09:29
PUTINO IL FORNAIO DI MONTEVARCHI
PUTINO IL FORNAIO DI MONTEVARCHI
Putino Fornaio di Montevarchi del 1900
Montevarchi, lì 07.04.2012
Un vecchio panificio in via Marzia, la zona del Cantone, come era conosciuta allora questa strada nel cuore della città, la vecchia Casa del Bersagliere, una delle sale da ballo più famose del Valdarno, la maglia rossoblù e il tifo allo stadio, l’amore da sempre per la bicicletta e per Coppi. 4 momenti che racchiudono in sintesi la vita di Andrea Salvini, per tutti “Putino”. Difficile capire da dove viene il soprannome, se non che anche il nonno veniva chiamato così. Da anni una tradizione di produttori di pane, un’attività aperta dal nonno, fino a quell’ultimo forno di via Marzia ai numeri 80 e 82, inaugurato negli anni ’60 e rimasto nelle mani di “Putino” fino al 1987, quando lui decise di cedere a 60 anni la sua attività. Gli anziani montevarchini hanno ancora tutti presente il loro “Putino”, un uomo che amava stare con gli altri, ridere, scherzare, parlare, un uomo che aveva fatto diventare quel forno, aperto fin dal cuore della notte, un luogo di ritrovo e di incontro. Già perché all’epoca i negozi e le attività non erano solo un luogo di lavoro, ma uno spazio dove parlare, incontrarsi, aprirsi agli altri. Sport, donne, Montevarchi, il ballo, ciò che accadeva nella vita, erano gli argomenti di discussione al forno, da affrontare sempre con il sorriso sulle labbra e la battuta pronta. “Putino” arrivava lì alle 2 della notte e vi rimaneva fino alla sera. Una volta che il pane era pronto partiva per andare a venderlo nelle case; lui si definiva “l’ultimo fornaio di Montevarchi”. Si perchè il fornaio non è solo colui che cuoce il pane, ma anche quello che lo vende, passando di casa in casa, incontrando le persone prima di vendere il suo prodotto. “Putino” aveva compiuto una scelta ben precisa: lui faceva il pane e solo il pane, mai ha cercato di fare dolci, pasticceria; la sua specializzazione era il pane e quello e solo quello ha fatto per tutta la sua vita. Ma “Putino” non era solo un fornaio, era soprattutto un uomo innamorato della vita. Scapolo di lusso, è sempre stato amante delle donne e aveva un luogo prediletto dove incontrarle, la sua Casa del Bersagliere, la sala da ballo forse più in voga negli anni ’60 e ’70 del Valdarno, un vero e proprio circolo al quale è rimasto legato per tanti anni e dove metteva in luce le sue qualità di ottimo ballerino. Non rifuggiva la vita mondana “Putino”, tutt’altro, era un uomo che sapeva divertirsi e non solo nel ballo, ma anche nello sport. Amante da sempre del ciclismo, “Putino” era un fan sfrenato di Fausto Coppi, e il suo amore per la bicicletta lo porterà a diventare anche presidente dell’Aquila Montevarchi 1902 nella sezione dedicata al ciclismo. Grandi amicizie (tra cui quella che durerà una vita con Vittorio Firli, che ancora lo ricorda con affetto e con gli occhi lucidi), voglia di divertirsi, amore per lo sport, passione per il suo lavoro, lui ha vissuto così, con semplicità, godendo delle esperienze che la vita gli offriva. E non poteva mancare un attaccamento sfrenato per i rossoblù dell’Aquila. “Putino” non mancava mai al Brilli Peri per le gare casalinghe del Montevarchi. Non mancava mai neanche il suo tifo e ancora oggi si ricorda lo slogan con cui entrava allo stadio: “Alè ale rossoblè, da Roma a Pechino il pane di Putino” e poi non mancava la rima rivolta ad ogni squadra avversaria, con quella tendenza allo “sfottere” bella e sana che mai scendeva nella volgarità o nella violenza; sì perché all’epoca si andava allo stadio per divertirsi e fare il tifo per la propria squadra e lo sfottersi lasciava sempre il sorriso sulle labbra. “Putino” ha chiuso la sua attività nel 1987 e si è spento nella sua Montevarchi nel 1995 ancora giovane all’età di 68 anni. Ci piace ricordarlo con le parole che sul “Grillo Parlante” del giugno del 1995 scrisse il suo più caro amico Vittorio Firli: “….lui amava definirsi l’ultimo fornaio di questa città e tanti lo ricordano ancora quando andava a portare il pane casa per casa, con la sua immancabile battuta, cordiale e sempre pronta per ogni evenienza. Portava pane, allegria, fantasia e anche la sua arguta saggezza…. Appariva generalmente sereno e ottimista; ci ha insegnato a sorridere anche nei momenti più difficili e tristi, se è vero che neppure la malattia era riuscita a spegnerne il sorriso”. Così “Putino” ha vissuto, così è bello oggi ricordarlo nella nostra città.
Pierluigi Ermini (Dal Palazzo Comunale)
Domenica 8 Aprile 2012 09:29
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