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Venerdì 1 Luglio 2011  10:11
28ENNE SI ACCASCIA DURANTE LA NOTTE BIANCA: SALVATO DAL DEFRIBILLATORE
28ENNE SI ACCASCIA DURANTE LA NOTTE BIANCA: SALVATO DAL DEFRIBILLATORE


San Giovanni Valdarno, arresto cardiaco, 28enne si accascia al suolo durante la “notte Bianca”: salvato Fondamentale l’intervento dei volontari del 118 con il defibrillatore. Sette scariche elettriche per far ripartire il suo cuore.

SAN GIOVANNI VALDARNO (AREZZO) – Si moltiplicano i casi in cui in cui la presenza in tempi rapidi di un defibrillatore, salva una vita umana. Dopo la vicenda del giovane di Stia, colpito da arresto cardiaco e adesso tornato ad una vita normale, un altro episodio analogo, stavolta di fronte a centinaia di persone.

L’augurio che anche per questo giovane, attualmente in coma farmacologico nel reparto di rianimazione della Gruccia, il percorso di cura abbia lo stesso positivo risultato.

IL FATTO

A San Giovanni Valdarno, mentre era in corso la “Notte bianca” che aveva portato nelle strade della città valdarnese una moltitudine di persone, un giovane di 28 anni che passeggiava con gli amici in via Gramsci, d’improvviso si è accasciato al suolo. A.R. in un primo momento appariva cosciente, per poi invece perdere i sensi.

Allertato il 118, dalla centrale operativa è stata inviata l’ambulanza più vicina, una Blsd con i volontari a bordo. Sul giovane si sono “precipitati” anche degli infermieri del Pronto soccorso della Gruccia, che erano presenti in zona, fuori dal servizio. Infermieri e volontari, in contatto con la centrale operativa del 118, hanno valutato la necessità di utilizzare il defibrillatore semiautomatico, di cui tutte le ambulanze in servizio nella nostra Asl sono munite. Sono stati i volontari che hanno accertato, proprio con il defibrillatore, che il giovane era in arresto cardiaco.

E così si è provveduto a dare delle scariche elettriche per far ripartire il battito cardiaco. Nel frattempo si procedeva anche ad altre manovre rianimatorie. Cinque sono state le scariche attivate dai volontari.

Nel frattempo sul posto è giunta l’ambulanza con il medico, che ha proseguito con altre due scariche.

A quel punto il cuore ha ripreso il battito, ma per il giovane è stato necessario provvedere alla respirazione artificiale: è stato intubato e in codice rosso stato portato al pronto soccorso della Gruccia, dove ad attenderlo c’erano gli specialisti che ne hanno disposto il trasferimento nel reparto di rianimazione. A.R. viene tenuto il coma farmacologico, ma è stato gia accertato che le funzioni neurologiche non hanno subito danni nel periodo di assenza dell’attività cardiaca.

Per il giovane valdarnese, che non risulta aver avuto fino a ieri patologie importanti, adesso si avvia un percorso assistenziale con accertamenti e successivamente la ripresa delle normali attività di vita.

L’USO DEL DEFIBRILLATORE

Quanto accaduto in Valdarno, è una ulteriore dimostrazione dell’importanza della diffusione dei defibrillatori e della preparazione al loro utilizzo da parte del maggior numero di persone. Bene hanno agito i medici e gli infermieri (anche fuori servizio), ma da sottolineare l’impegno dei volontari che erano nella prima ambulanza, pronti ad intervenire con il defibrillatore per il cui utilizzo avevano seguito un apposito corso.

Il tempo di intervento è la variabile fondamentale che definisce il limite fra vita e morte, e in caso di sopravvivenza, stabilisce anche la qualità della vita stessa.

L’arresto cardiocircolatorio in provincia di Arezzo interessa sono 350 persone ogni anno. Colpisce soprattutto nella fascia di età dai 40 ai 70 anni , sia persone cardiopatiche che soggetti in apparente pieno benessere.

La mortalità è altissima. L’arresto cardiaco nell’85% dei casi è indotto da una tachicardia o fibrillazione ventricolare che se non viene trattata rapidamente conduce invariabilmente alla morte (98% dei casi).

In queste situazioni il cuore in realtà non è fermo, ma le sue contrazioni sono assolutamente inefficaci nel distribuire il sangue nel corpo ed in primo luogo al cervello, l’organo più delicato e sensibile alla carenza di ossigenazione.

La defibrillazione elettrica, rappresenta l’unico mezzo a disposizione per intervenire, ma per essere efficace deve essere effettuata entro 4-6 minuti dall’insorgenza dell’evento.

Ogni minuto trascorso senza un adeguato soccorso comporta la riduzione del 10% delle possibilità di recupero dell’infermo che, a 10 minuti, sono pari allo zero.

I defibrillatori semiautomatici, oggi sono utilizzabili da tutti, sono in grado di “leggere” autonomamente il cuore del paziente, possono decidere in maniera praticamente infallibile, di intervenire ed erogare la scarica elettrica quando è necessaria, forniscono indicazioni sullo stato di salute del paziente, segnalano se lo stesso si è ripreso, oppure se necessita di altre scariche.

Venerdì 1 Luglio 2011  10:11


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