Sabato 3 Ottobre 2009  10:58 Questa testata aderisce all'anso  

 NEWS
Cronaca
Attualità
Politica
Economia
Lavoro
Sport

 RUBRICHE
Racconti Brevi
Cultura
Personaggi
Spettacoli
Passeggiando
Curiosità

 FOCUS
Editoriale
Interviste
Primo Piano
Speciale
Foto Gallery
  Giovedì 24 Luglio 2014PASSEGGIANDO Scrivici 
il monastero di San Vivaldo Sabato 3 Ottobre 2009  10:58
SAN VIVALDO: LA GERUSALEMME TOSCANA
SAN VIVALDO: LA GERUSALEMME TOSCANA


MONTAIONE (FIRENZE) - A pochi chilometri di distanza dal paese di Montaione, in provincia di Firenze, nel cuore di una vasta area boscosa e incontaminata, si erge il Sacro Monte di San Vivaldo che è un armonico insieme cinquecentesco di cappelle e tempietti, ideato per volere dei Frati Francescani, in particolare fra Tommaso da Firenze e fra Cherubino Consi, che ricalca fedelmente, in scala ridotta, la pianta della città santa di Gerusalemme.

Il pellegrinaggio, nel Medioevo, era un aspetto importante della religiosità per la vita d’ogni cristiano. Le tre grandi mete di pellegrinaggio erano: Santiago de Compostela, Roma e Gerusalemme.

In seguito all’indebolimento dell’influenza cristiana in Palestina e al prevalere del dominio turco, il pellegrinaggio verso la Terra Santa perdette gradualmente le caratteristiche di fenomeno di massa per diventare un’avventura molto costosa e rischiosa che solo pochi ricchi temerari potevano permettersi.

Fu così che, per dare la possibilità a chi non poteva affrontare i disagi di un viaggio così oneroso e avventuroso, e per mantenere pur sempre vivo tra la popolazione il senso della peregrinatio, furono introdotte alcune pratiche sostitutive, in modo da acquisire, senza mettere a repentaglio la propria vita, un’indulgenza come quella che si sarebbe acquistata viaggiando in Terra Santa.

Per tutto il 1400 il pellegrinaggio verso un luogo particolare quale un santuario, connesso a qualche pratica di religiosa pietà, rappresentò un modo per sostituire il pellegrinaggio in Terra Santa.

Il legame ideale poteva essere maggiormente accentuato se questi luoghi eletti, oltre a conservare magari qualche particolare reliquia, possedevano dei richiami, architettonici e topografici ai luoghi evangelici, in modo da evocare immediatamente al pellegrino la città santa di Gerusalemme.

Alcuni frati francescani custodi, allora come oggi, dei luoghi sacri di Terra Santa, tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500, al loro ritorno, vollero ricostruire fedelmente i luoghi santi di Palestina.

Per sopperire quindi alle difficoltà del pellegrinaggio nacquero numerosi santuari, tra cui quello di San Vivaldo.

Le nuove strutture religiose realizzarono pertanto un pellegrinaggio ideale, esente da rischi, a buon mercato e pure facilmente ripetibile.

Mentre altri santuari, nel corso dei secoli, subiranno dei mutamenti strutturali, San Vivaldo giunge ai nostri tempi quasi immutato a testimonianza dell’originario spirito fondatore.

Fra Tommaso da Firenze si affidò per la realizzazione esclusivamente alla sua personale esperienza dovuta a molti viaggi in Medio Oriente, oltre al fatto di essere in contatto con il frate Bernardino Caimi, che in quegli anni progettava il Sacro Monte di Varallo in Piemonte.

Il frate fiorentino scelse il luogo con estrema accuratezza; adottando l'orientamento astronomico di Gerusalemme e non quello locale; aveva identificato ad est del Convento una valle boscosa, che rassomigliava alla valle di Giosafat; più a Sud un rilievo era ideale per rappresentare il Monte degli Ulivi; a Nord, un ripiano naturale poteva invece rappresentare la spianata del tempio, mentre poco più in là, una collinetta, veniva a formare il Monte del Calvario.

Sorsero così trentaquattro cappelle in una trentina d'anni, tra il 1500 e il 1530, che ignoti artisti di tradizione robbiana adornarono con pitture e terrecotte d’altissimo valore.

Queste scene, raffiguranti principalmente gli ultimi giorni di vita di Gesù Cristo, divennero una sorta di “Biblia pauperum”, una bibbia che anche gli analfabeti potevano facilmente comprendere e meditare.

Delle originarie cappelle ne restano oggi in piedi soltanto diciotto. Il “Breve”, emanato dal Papa fiorentino Leone X (Giovanni de Medici) nel 1516, concedeva l'indulgenza ai visitatori di dette cappelle o “luoghi” e li nominò uno ad uno per poter lucrare meglio sulle indulgenze.

Molto singolare è pertanto la presenza di questo Sacro Monte in Toscana che non ha la fama pressoché universale di quelli presenti in Piemonte o in Lombardia (Varallo, Oropa ecc.) oppure sparsi qua e la in tutta Europa ma San Vivaldo, seppur ridimensionato, emana ancora notevole fascino e suggestione.

Ma perché fu costruito proprio nei dintorni di Montaione? Ecco che entra in scena allora una leggenda.

Si narra che il primo maggio del 1320 le campane di Montaione si misero improvvisamente a suonare da sole e un cacciatore, sospinto da detto suono, si mise in cammino verso la selva di Camporena e qui giunto si fermò dinnanzi ad un enorme castagno, nel cui tronco scavato notò un monaco eremita, vecchio e con la barba candida: Vivaldo Stricchi da San Gimignano, che da giovane aveva vestito l'abito del Terzo Ordine.

Il vecchio giaceva ormai morto e aveva scelto come casa proprio la cavità di quel vecchio castagno; in vita il frate eremita godeva di una certa fama di santità tra la popolazione che andava spesso da lui a fargli visita e chiedere consigli.

Vivaldo morì assorto in preghiera e, nell'attimo del suo trapasso, le campane iniziarono a suonare e i rintocchi durarono fin quando il cacciatore ritornò in paese e diffuse la notizia della morte.

Vivaldo fu proclamato santo a furor di popolo e sul luogo della morte fu eretta una chiesetta che poi i francescani ampliarono, nei secoli successivi, fino a trasformarla in un Sacro Monte.

San Vivaldo ha rappresentato pertanto, per lunghi secoli, un'importante meta di pellegrinaggio; con l'andare del tempo, questa consuetudine è venuta sempre meno. Ancora oggi però le superstiti cappelle del Sacro Monte, con i loro dipinti e le raffigurazioni plastiche, mantengono intatta una tale carica di realismo che impressiona il visitatore.

Marco Del Pasqua

Sabato 3 Ottobre 2009  10:58


Nella foto: il monastero di San Vivaldo


Stampa la notizia Invia ad un amico Inserisci commento

Ricerca personalizzata

SLOW FOOD : VIGNAIOLI DEL VALDARNO

CONTIGNANO E LO SCISMA D'OCCIDENTE

DAI DIEUDO!

AUGURI PER L'UNIONE

DALLA VERGINITà DI MARIA ALL'OLOCAUSTO

SESTO FIORENTINO, LA LILLY RADDOPPIA LO STABILIMENTO

CONCORDIA: SOLO UN PO' DI SAPONE E RAME
 
    

home | editoriale | interviste | primo piano | speciale | riferimenti | privacy | scrivici
Copyright © 2004 05 CONSULTA-FASTMEDIA - Tutti i diritti riservati