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Giorgio Valentini - Sindaco di Montevarchi Giovedì 3 Aprile 2008  13:03
LE ELEZIONI, IL PD, MONTEVARCHI... INTERVISTA AL SINDACO GIORGIO VALENTINI
LE ELEZIONI, IL PD, MONTEVARCHI... INTERVISTA AL SINDACO GIORGIO VALENTINI
di Nicola Secciani

Intervista al Sindaco di Montevarchi Giorgio Valentini.

MONTEVARCHI (AREZZO) - Il Sindaco Giorgio Valentini intervistato a tutto campo: dalla politica nazionale al PD locale, dalle elezioni ai problemi della città.

Sindaco Valentini, partiamo dalla politica nazionale parlando del Partito Democratico: qual è il suo punto di forza e quale quello debole. E in che cosa il Pd e Veltroni sono una novità?

La novità innanzitutto sta nei contenuti, nei temi posti all’attenzione dei cittadini e nell’idea che anche nel nostro paese vi siano due grandi partiti politici di riferimento sia per il centrodestra che per il centrosinistra.
Il Pd ha dato un grande contributo nell’andare per conto proprio segnando il percorso del sistema politico e questa credo sia la principale novità introdotta in queste elezioni. Poi credo che debba lavorare ancora molto sul nord, non so se è un punto debole, ma non si governa il paese senza il Nord, questo è essenziale anche perchè se ridefinisce una politica per il Nord ridefinisce automaticamente una politica per il Sud.

Passiamo alla politica cittadina: il PD a Montevarchi e le recenti elezioni del coordinamento, la sua valutazione sullo svolgimento e sui risultati. Si sente parlare di una corrente valentiniana e di una nanniciniana, cosa c’è di vero?

Le due elezioni primarie: per il segretario nazionale e per i gruppi dirigenti locali sono state due elezioni importanti per il livello di partecipazione. Per quanto riguarda la parte locale ritengo che sarebbe stato possibile un coinvolgimento ancora più ampio tra continuità e innovazione. Mi pare che il clima che si è determinato nel coordinamento sia positivo e che il Pd abbia le risorse e le qualità umane per poter svolgere un ruolo importante nella città.
Poi all’interno di un partito politico esiste il confronto e quindi è normale che sia una dialettica interna, ma io non amo le correnti, io dico la mia opinione come credo che tutti giustamente facciano.

La legge elettorale senza preferenze. E dove sono finite le primarie per i candidati del PD?

Questa legge è quanto di peggio e di arcaico si possa avere, perchè i partiti politici sono l’unico strumento per individuare i candidati alle elezioni. Per me tutte le candidature a qualsiasi livello si devono scegliere con le primarie, che devono riguardare gli elettori del partito e non solo gli iscritti.
Questo sistema elettorale invece assegna ad un gruppo ristretto di persone di fare le liste e così si privano i cittadini e gli iscritti di possibilità decisionali.
Non sono per le preferenze, per me devono esserci le primarie e dopo dei collegi piccoli e uninominali, ho qualche anno di esperienza per ricordare quanto le preferenze siano deleterie e non siano una effettiva scelta dei cittadini ma il risultato di un’organizzazione correntizia.

Le liste del PD per le Camere. Con che criterio sono state fatte, e potevano essere fatte meglio?

Il Pd almeno ha aperto un minimo di consultazione tra i cittadini attraverso le segnalazioni e sono delle buone liste nelle quali ci sono anche grandi novità.
Però risentono di questo metodo di selezione: hanno scarso rapporto col territorio e sono il risultato di intese di vertice e sono liste bloccate, scelte senza un reale coinvolgimento né degli organismi dirigenti, né degli iscritti, né degli elettori.

Un argomento che di recente è tornato di grande attualità: gli stipendi dei parlamentari e i privilegi de “la casta”.

Colgo l’occasione per dare i dati del mio CUD: la mia indennità del Comune è di 18.000 euro all’anno, io sono Sindaco e di tale cifra rendo conto ai cittadini. Per il resto ritengo che il numero dei parlamentari debba essere drasticamente diminuito, come quello dei consiglieri regionali, a questi però si deve dare un’equa indennità e si devono mettere nelle condizioni di poter svolgere bene il loro mandato.
Alcuni privilegi sono cose fuori dal mondo ma dare i giusti servizi e un’equa indennità ai parlamentari è una garanzia per la democrazia e per permettere a qualunque cittadino, di qualsiasi estrazione sociale, di poter accedere alle massime cariche dello stato. Esiste un problema di rendere efficiente la politica, di ridurre i livelli decisionali e renderli più rapidi e rispondenti ai bisogni dei cittadini e credo che il nocciolo del problema stia in due Camere che fanno la stessa cosa, nel numero di mille parlamentari e in venti regioni che hanno mediamente 50/60 consiglieri regionali, prima di tutto perchè non funziona e non è efficiente.

Torniamo a Montevarchi. Una riflessione su tre temi caldi della politica montevarchina: viabilità, immigrazione e centro storico.

Per la viabilità stiamo lavorando per l’attivazione in tempi rapidi della variante alla 69, abbiamo aperto la variante di Levane, stiamo acquisendo le risorse necessarie per completare quello che abbiamo già attivato: il prolungamento di via Pacinotti con la realizzazione del sottopasso per via Marconi e il collegamento da Levanella per via Piave. Tutto questo darà una svolta radicale al nostro territorio.
Non si deve parlare più tanto di viabilità quanto di mobilità e da questo punto di vista dobbiamo trovare flessibilità e forme nuove d’incentivazione ad una mobilità diversa, più sicura, più sociale, più collettiva. Per questo stiamo creando una rete ciclopedonale, in ambiti come il nostro, nell’arco di 2/3/4 chilometri, la mobilità ciclopedonale è possibile, sostenibile e vantaggiosa per le famiglie, per l’ambiente e per la salute.
Per il centro storico insisteremo nella sistemazione di elementi importanti come il Chiostro di Cennano, il completamento del sistema museale, la valorizzazione del patrimonio culturale dell’Accademia, il completamento del Palazzo del Podestà, dove i lavori riprenderanno nei prossimi giorni, e della piazza Vittorio Veneto. Con l’andata a regime del sistema di circolazione che prevede degli spazi pedonali e a traffico limitato si consentirà a chi abita, chi opera e chi frequenta il centro storico di avere spazi di qualità.
Sull’immigrazione credo che si debba avere un atteggiamento di questo tipo: ci devono essere regole molto chiare e chi transige deve essere punito, contemporaneamente dobbiamo dire legalità da una parte e inclusione dall’altra. Ritengo che la principale forma di inclusione debba essere la partecipazione dei cittadini immigrati regolari, che lavorano, pagano le tasse e usufruiscono dei nostri servizi, alle scelte della città e cioè il diritto di voto, soprattutto a livello amministrativo.

Tema recente: la discussione sulla "moschea" a Montevarchi.

Il tema scottante attuale è quello della moschea a Montevarchi, che ha generato polemiche ma non si capisce il motivo dell’allarmismo: a Montevarchi si è costituita un’associazione di cittadini di religione islamica, il cui carattere è nazionale e religioso insieme, il bisogno di esprimere la propria dimensione religiosa è importante, va garantito ed è tutelato dalla Costituzione.
Questo gruppo sta ricercando un luogo dove esprimere la propria associazione e si sono rivolti al Comune dicendo che si sono associati e chiedendo quali sono le regole per aprire un centro culturale. Inoltre, a Montevarchi ci sono tante sedi religiose aperte da cittadini, e mi sembra una cosa assolutamente normale.

Il Comune unico del Valdarno.

In un processo di riforma dello Stato i Comuni non possano star fuori e poiché esiste una legge che prevede la possibilità di autoriformarsi e ai cittadini di decidere il loro futuro credo che debba essere utilizzata.
In Valdarno soprattutto per due ragioni fondamentali: un problema di rappresentanza, questo territorio messo insieme sarebbe il quarto Comune a livello nazionale per dimensione e il 51° in Italia per la popolazione di oltre 90.000 abitanti, e se si presenta unito conterebbe di più rispetto all’essere frantumato. Certo non si deve dimenticare la dimensione municipale e si deve garantire una rappresentanza locale e servizi dislocati sul territorio.
E poi non si può più governare il territorio in competizione in ambiti così vicini, bisogna ottimizzazione le risorse, rendere efficiente l’amministrazione e le decisioni. Pensate cosa significherebbe in questo senso avere un piano regolatore unico, regole uniche, un corpo di polizia municipale unico, un’idea davvero unitaria di sviluppo del Valdarno, questa sarebbe una dimensione straordinaria.
Visto che la politica ha qualche difficoltà a definire una proposta unitaria credo che ci debba essere la possibilità di dare la parola ai cittadini e allora la politica sarà costretta a scendere in campo e a dire la propria.

Giovedì 3 Aprile 2008  13:03


Nella foto: Giorgio Valentini - Sindaco di Montevarchi


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