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Venerdì 14 Febbraio 2020  11:13

L OLOCAUSTO DI DRESDA

Roma.Dal 13 al 15 febbraio di 75 anni fa venne consumato l’olocausto di Dresda.

Perché di olocausto si tratta, se teniamo conto dell’etimologia della parola che è di derivazione greca; in greco antico, il verbo ὁλοκαυτεῖν (holokautein), da cui il termine ὁλοκαυστός (holokaustos), formato dal prefisso ὅλος (holos) = intero + καυστός (kaustos) = bruciato, significa letteralmente "bruciato per intero, completamente bruciato". Ci si riferiva, a cerimonie sacrificali di civiltà antiche, che prevedevano, in genere, vittime animali ma anche sacrifici umani.

Ed è esattamente il caso di quello che avvenne a Dresda. Perché si trattò di un genocidio pianificato, consumato tramite il fuoco. Le bombe al fosforo consumarono le loro vittime. È rimasta la memoria di torce umane che si gettavano nelle acque del fiume Elba ma quando riaffioravano in superficie riprendevano a bruciare. Non conosciamo la cifra esatta dei morti (le stime vanno dai 23.000 ai 250.000 ed è difficile fare il punto con certezza).

Sappiamo che il bombardamento terroristico era stato concepito in logica genocida e che i piloti degli 800 bombardieri erano stati selezionati tra coloro che odiavano profondamente i tedeschi.

Sappiamo che a pianificare quel massacro fu George Wildman Ball diplomatico e banchiere americano, figlio di un quadro della Standard Oil, la compagnia che ebbe un ruolo importante nel finanziamento del bolscevismo. Ball era aiutante del famigerato Henry Morgenthau, il ministro del tesoro di Roosevelt, che dopo aver suggerito la sterilizzazione dei maschi tedeschi si accontentò di ripiegare su di un piano che avrebbe ridotto la Germania a un terreno di pascolo.

George Wildman Ball diventerà in seguito uno dei fondatori della Commissione Trilaterale.

Il bombardamento di Dresda fu uno sterminio per olocausto. Di quello si trattò e non di altro. Non certo di un eccesso, o di un effetto collaterale. Fu un crimine ignobile, come Hiroshima, come Nagasaki, come il primo bombardamento al napalm della storia, al largo di Saint Malo, su di una batteria italiana presente in Bretagna.

Onore ai tedeschi che non si sono messi a piangere su se stessi, a lamentarsi, a fare le vittime, ma hanno trovato in se stessi la forza per ripartire, in una nazione martoriata, occupata, divisa e che sono riusciti a unificarsi con caparbietà, giorno dopo giorno.

È dal come un popolo risponde alle sue disgrazie che lo si qualifica, lo si stima, lo si rispetta. Noi che non siamo tedeschi dobbiamo vergognarci per non avere tenuto nella giusta considerazione il sacrificio di Dresda. Forse perché ci commuovono solo quelli che strepitano.

Gabriele Adinolfi (noreprter.org)
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